Comune di Leporano

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Leporano e la sua Storia

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Leporano, che alla data del 31/10/06 conta una popolazione di 7271 abitanti di cui 3646 maschi, 3625 femmine e 2966 famiglie), dista solo 2 chilometri dal Golfo di Taranto e 14 dal capoluogo jonico.
Sorge a 67 metri sul livello del mare, al centro di un lussureggiante territorio costiero che va dall'insenatura del porticciolo di Luogovivo fino alle porte delle frazioni tarantine di Lama e Talsano.
Tale ridente zona, con i siti specifici di Porto Perone, di Saturo, di Gandoli, di Madonna delle Grazie e di Amendola, reca tracce di rinvenimenti neolitici: dell'età del bronzo e del ferro; di età greca, romana e medievale, oltre a presentare anche relitti di un acquedotto romano detto all'epoca dell'Aqua Nymphalis, che serviva la vecchia Tarentum.
Incerto l'etimo del toponimo Leporano. Qualcuno lo vuole far discendere da un leporarium romano (da qui la presenza di una lepre nello stemma cittadino), o dalla comune origine prediale di tanti centri meridionali con desinenza in -ano. Ma il tutto viene messo in forse dalla esistenza, nel Settecento almeno, di una seconda Leporano in Terra di Lavoro, precisamente nei pressi di Capua.
Il primo nucleo abitativo di Leporano risalirebbe al 736 dopo Cristo "intorno ad una chiesetta già diruta", nella quale esistevano "pitture alla greca" (Statuti capitolari di Leporano del 1755).
Da casale aperto documentato nel 1261, Leporano diventò successivamente Terra circondata da una muraglia con tre porte, già riscontrata dal vescovo tarantino Brancaccio nel 1577, e della quale ne sopravvive un tratto a sud del castello Muscettola.
Dopo le carestie e le pestilenze del Seicento, che ridussero di quasi due terzi la popolazione portandola a poco più di un centinaio di anime, Leporano conobbe un consistente sviluppo demografico ed edilizio con la presenza dei Muscettola, soprattutto sotto la gestione del feudo da parte di Nicola Sergio (1726-1776), il quale fece sorgere ex novo i Borghi di San Giovanni, del Palco e dell'Annunziata.
Gli attuali edifici di valore storico sono i palazzi Capece, Tomai, Valentini e Basta-Lipari, quest'ultimo già sede del governatore dello Stato di Luporano, sotto i Muscettola.
Nel territorio circostante, pur se in stato di degrado, sopravvive la cosiddetta Torre di Pegna, del Seicento, appartenuta alla famiglia tarantina, ma di origine spagnola, Peres de la Pegna, imparentata con i Sicoli di Matera e con i Foresio di Taranto, oltre che con i Cotugno di Toledo.

Cenni storici

Gonfalole del Comune di Leporano

Il castello Muscettola

Castello Muscettola-vista interna

Nel cuore del centro storico del paese si conserva ancora, per effetto anche di significativi interventi restaurativi dell'attuale Amministrazione comunale, un complesso e poderoso manufatto architettonico detto "Palazzo" o Castello Muscettola, perchè riferito, per la maggior parte della costruzione, alla signoria su Leporano della famiglia patrizia napoletana che tenne il feudo dai primi del Settecento (1617) a buona parte dell'Ottocento; famiglia baronale che nel 1724 fu decorata di titolo principesco da Filippo IV di Spagna per meriti verso la corona.
Di tale famiglia fecero parte, oltre al capostipite Sergio (1583-1646), Giovanni Antonio (1768-1845), fedele partigiano di Ferdinando IV di Borbone, e il fratello Luigi (1772-1812), aiutante di campo di Gioacchino Murat, perito durante la campagna di Russia promossa da Napoleone.
Il periodo di maggiore splendore del "Palazzo", quasi una piccola reggia di periferia, si ebbe con la lunga presenza in esso della ottava principessa di Leporano, la francese Angelica Catarina Jourdan, figlia di un generale napoleonico e moglie del principe Giovanni Battista Muscettola.
Parti del castello, però, hanno origini più antiche, riferibili al periodo normanno-svevo e a quello successivo angioino.
Storicamente la prima, vera possessione del fortilizio e del casale è da attribuire al feudatario salentino Roberto Bellotto (fine del 1300), cui seguirono gli Antoglietta, i De Falconibus, i Protonobilissimo, i Carafa, gli Spinola, i De Raho.
Oggi il castello è di proprietà comunale e viene utilizzato come proficuo contenitore culturale.



Fu riedificata nel triennio successivo al 1743 sulle fondamenta di quella preesistente distrutta dal terremoto che in quell'anno colpì buona parte della penisola jonico-salentina.
E' intitolata, come già la prima che era stata dal 17 novembre del 1726, alla Beatissima Vergine dell'Immacolata.
E' composta di tre navate. Oltre all'altare maggiore sul fondo, della navata principale, vi sono altri altari laterali, uno dei quali è dedicato a Sant'Emidio, che è anche il protettore del paese a far data dalla completa riedificazione (1746). Nella cappella del già detto protettore esiste una statua lignea del santo, risalente al 1750.

La chiesa parrocchiale

Chiesa Madre - facciata

Più o meno nello stesso periodo trovarono collocazione nella nuova chiesa due tele del pittore di origine leporanese (nato nel 1710) Romualdo Formoso, allievo della scuola di Francesco Solimena, l'indiscusso protagonista del barocco pittorico napoletano della prima metà del Settecento.
Oggi quelle tele (una raffigurante l'Immacolata e l'altra la Vergine dei Sette Dolori) non esistono più. Ne sopravvive, invece, una di ignoto, che ritrae la Madonna del Carmine, con ai lati San Giuseppe e San Nicola, quest'ultimo già patrono di Leporano da data piuttosto antica.

Chiesa Madre-campanile

La Torre di Saturo ed il Parco Archeologico

Saturo-Torre Saracena

La torre anticorsara di Saturo, che faceva parte di tutta quella serie di analoghi punti di avvistamento sparsi lungo il litorale jonico-salentino, fu costruita unitamente ad altre decine e decine coeve, nel 1569, su disposizione dell'allora vicerè di Napoli Don Pedro de Rivera, al fine di contenere lo stillicidio delle incursioni piratesche provenienti dall'oriente.
Passato con gli anni il pericolo turchesco, il manufatto non ebbe più importanza.
Durante la seconda guerra mondiale la Torre di Saturo, così come le altre del litorale predetto, fu utilizzata a fini bellici, come avamposto per respingere i paventati
sbarchi anglo-americani nel Golfo di Taranto. A tale periodo risalgono, infatti, alcune aggiunzioni architettoniche che ne hanno alterato l'aspetto originario.
Oggi la torre fa parte integrante di quella più vasta zona dove è nato il cosiddetto Parco archeologico di Saturo, per la ben nota esistenza in esso, oltre che di una generica concentrazione archeologica, di una villa romana di inestimabile valore.
La villa romana è una delle attrattive più interessanti della zona di Leporano. E' posta tra porto Pirrone e porto Saturo e fu realizzata nel periodo della tarda Roma imperiale ,fra il III e il IV secolo dopo Cristo.
La villa per la fattura dei preziosi materiali adottati e per l'imponenza cha ancora oggi si percepisce, rappresenta quasi un "unicum" sulla costa jonica. Per comprendere la grande maestria degli architetti del tempo, basti pensare alle qualità tecnologiche del sistema di riscaldamento ad aria calda, che circolava sotto i pavimenti.

resti  villa romana

Resti Villa Romana




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